Immersione sottoghiaccio al Lago del Mucrone (Biella)

di Pierluigi Negri

Quando l'amico Mario Magliola, direttore del centro tecnico della FIAS di Biella, mi ha telefonato per invitarmi a Biella a portare il contributo delle nostre esperienze parmensi di "sottoghiaccio", mi sono sentito veramente lusingato.
Riccardo Maestri ed io siamo partiti il venerdi con la macchina stracarica di materiale per preparare il campo necessario al "sottoghiaccio": cime, moschettoni, carrucole, zavorre, chiodi da ghiaccio, motosega e naturalmente le mute stagne. Arrivati ad Oropa, ci appare la maestosa figura del famoso santuario, che, con lo sfondo delle alpi biellesi, è veramente degno di far parte del patrimonio dell'Unesco.
La funivia ci porta rapidamente a 1900m al rifugio, che per due giorni sarà teatro della simpatica avventura con gli amici biellesi del Circolo sub "Chiavazza". Il Lago del Mucrone dista dal rifugio una decina di minuti di cammino: per trasportare il materiale si è utilizzato uno strano carretto cingolato, risultato utilissimo.
Il laghetto è veramente una "perla" incastonata tra le montagne, l'unico neo è che il sole vi arriva a malapena e per pochissimo tempo. La tenda, montata dai bravi sub del Circolo, è riscaldata ed è un conforto potersi cambiare in un luogo dove la temperatura esterna è veramente bassa (di notte arriva a -15).
Con la motosega prepariamo due fori, mentre Riccardo spiega come predisporre l'estrazione dei "tappi" di ghiaccio e la successiva stesura del campo subacqueo.
Il ghiaccio ha uno spessore di 70 cm e a malapena la lama della motosega riesce a passare. Il gruppo lavora bene e in modo coordinato, e nel giro di poco tempo riusciamo a togliere i due tappi di ghiaccio, aiutati dalle carrucole fissate con puntazze piantate nel ghiaccio. Mario ed io scendiamo per primi, per stendere la cima guida. L'acqua è limpidissima, almeno 15m di visibilità, ma il fondo fangoso è a 4 metri ed occorre molta precauzione per non sollevare sedimenti. La mira presa precedentemente con la bussola non è indispensabile, visto che già dopo le prime pinneggiate ci compare la luce del foro di uscita, e il ghiaccio sopra di noi, "lavato" con secchiate d'acqua per renderlo più trasparente, ha tracciato una sorta di scia più luminosa sulla nostra testa.
Immersioni sottoghiaccio ne ho già fatte molte, ma è sempre una emozione nuova e i giochi di luce, le bolle che si schiacciano contro il soffitto, il paesaggio "lunare" hanno sempre un fascino come la prima volta.
Scendono poi le varie coppie che, accompagnate dai rispettivi istruttori, eseguono le immersioni del corso.
Alla sera l'entusiasmo dei nostri amici è la migliore moneta per ripagarci del nostro impegno, e cosi pure il giorno successivo per la seconda immersione.
Non è solo l'immersione in sè, che pure nella sua bellezza non è trascurabile, ma tutto l'insieme : dalla preparazione del campo, alla sinergia e l'impegno di tutto un gruppo che rende possibile l'evento.
Infine , la domenica pomeriggio, dopo aver sbaraccato tutto, ecco la sorpresa finale: la "merenda senoira".
In pratica è una merenda-cena dove ci si siede a tavola alle 15 e ci si alza all'ora di cena. Riccardo ed io, dopo aver gustato una infinità di diversi sapori che non riuscirei ad elencare, ci accomiatiamo dai nostri simpatici ed ospitali amici con il ricordo di un week-end veramente speciale.

Pierluigi Negri
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