Immersione sottoghiaccio al Lago Ballano, l'esperienza di Dario
di Dario Gamba
Pur facendo immersioni da parecchi anni non mi ero mai interessato ad un'immersione sotto il ghiaccio. Ma quest'anno, complice un amico, decido che devo fare questa esperienza.
La decisione è presa: andremo ad immergerci al Lago Ballano a 1341 m s.l.m. , in provincia di Parma, a 60 Km da La Spezia. Certo che per uno come me, abituato alle Alpi, sembra impossibile l'esistenza di un lago ghiacciato a così bassa quota e così vicino al mare. Ma (sorpresa!) già da Sabato, appena arrivati al rifugio di Prato Spilla, l'ambiente è unico, e sembra di essere immersi nelle foreste Canadesi: neve ovunque, sciatori, e un freddo che si insinua sotto la giacca a vento. noi con le bombole, le mute e gli erogatori sembriamo proprio fuori luogo.
Dopo la sistemazione in rifugio, si parte alla volta del Lago Ballano. Gli organizzatori dell'immersione, la FIAS di Parma ed i ragazzi della protezione civile del gruppo Alfa di Calestano, ci accompagnano con i loro fuoristrada fino quasi a bordo lago, ma purtroppo la strada è praticamente intransitabile.
Dopo aver trasportato a spalle tutta l'attrezzatura sul lago ghiacciato, è iniziato il rituale del taglio del ghiaccio. Sono stati praticati due fori a circa 20 m l'uno dall'altro utilizzando le motoseghe e i rompighiaccio. I fori in realtà sono dei quadrati di circa 1,60 m di lato. Con l'ausilio delle tagliole i blocchi di ghiaccio vengono depositati a fianco del foro, pronti poi per essere rimessi al loro posto a fine immersione. Lo spessore del ghiaccio è di circa 45 cm, il che vuol dire che i blocchi tolti sono circa 10 quintali. E' ormai notte quando viene completata l'operazione e ci rimangono ormai solo le forze per ritirare il materiale, salire sui fuoristrada ed arrivare al rifugio.
Dopo cena il direttore dei corsi della FIAS di Parma, Riccardo Maestri, ci rende edotti dei rischi e delle tecniche di immersione sotto il ghiaccio e completa i corsi di immersione sotto il ghiaccio per chi deve prendere il brevetto. La spiegazione è interessante ma la stanchezza incomincia a prendere il sopravvento e non possiamo fare altro che ritirarci nelle nostre stanze per un buon sonno ristoratore.
Al mattino sveglia, colazione e via verso il lago Ballano con i soliti mezzi della protezione civile (meno male che ci sono loro!). Purtroppo oggi il tempo non ci è favorevole: nevischia, il cielo è quasi completamente coperto di nuvole e la temperatura rimarrà di circa -6°C per tutta la giornata. A completare il quadro climatico ci sono delle folate di un vento che sembra arrivare direttamente dalla Siberia.
Durante la notte (-20 °C) si è riformato uno strato di ghiaccio di 3 cm nei fori praticati il giorno prima, ma con l'aiuto di un piccone e di una pala, il ghiaccio è nostra facile preda. Mentre i subacquei si preparano, viene allestito il campo sotto il ghiaccio dagli istruttori della FIAS di Parma.
Ora è tutto pronto, un bel respiro e via un bel tuffo nel lago! Il primo impatto con l'acqua è quasi piacevole in quanto si passa dai -6 °C esterni ai +1,5 °C dell'acqua. Purtroppo l'effetto scompare quasi subito, ma grazie all'uso della muta stagna ed ad un opportuno sottomuta, il corpo non risente quasi della bassa temperatura, rimangono solo le mani ed il viso a subire il martirio.
L'immersione si svolge in coppia: in acqua scende una coppia per volta assieme ad un istruttore. Ogni coppia è legata alla cima guida, in maniera da evitare assolutamente che qualcuno si possa perdere mettendo a rischio la sua vita oltre che quella dei soccorritori.
Sotto il ghiaccio le sensazioni sono emozionanti: la luce riflessa dal ghiaccio assume un colore verdastro, i rumori sono completamenti assorbiti e le bolle emesse dagli erogatori rimangono imprigionate sotto la superficie ghiacciata formando così figure immaginarie.
La profondità massima raggiunta è di 8 m, ma è molto meglio appoggiarsi sotto la crosta di ghiaccio e immaginare di essere l'uomo ragno che cammina sul soffitto.
Peccato! L'istruttore ci segnala che è ora di uscire, pochi secondi e siamo in superficie. Appena usciti un vento gelido ci ghiaccia il giubbotto equilibratore e la muta. Non ci resta che cambiarci e rimettere in ordine l'attrezzatura. Concluse le immersioni vengono riposizionati i blocchi di ghiaccio al loro posto. Non passeranno che poche ore prima che il ghiaccio si risaldi e della nostra presenza non rimanga alcuna traccia.
I ragazzi della protezione civile ci aiutano a trasportare l'attrezzatura fino ai fuoristrada.
Al rifugio di Prato Spilla il gestore ci attende per rifocillarci e per chiederci dell'immersione. Dopo i saluti di rito si riparte, e già sentiamo la nostalgia di questi luoghi e delle fantastiche persone conosciute.
Dario Gamba